caro i-phone, android o simili

caro i-phone, android o simili,

lo ammetto da quando sei entrata nella loro vita sono un po’ invidiosa. Non che tu sia piu’ bello di me o intelligente di me. E’ solo che vedo che quando loro stanno con te (amici e famiglia) vedo degli occhietti tutti felici. Si ho notato in effetti che chi ti compra poi si innamora perdutamente di te e ha le fette di salame sugli occhi, come si dice. Mentre passeggio con lui vorrei avere le tue qualità perchè noto che lui preferisce guardare te. Mentre chiacchiero con lei e cerco di avere la sua compagnia, lei è troppo presa da te. Mentre mi viene a visitare lui, che non vedo da tanto tempo, tu sei sempre presente.. sembra quasi una droga. D’altronde io lo capisco.. sai tu sei speciale, grazie a te loro possono controllare la posta immediatamente, possono scattarmi una foto e caricarla all’istante, possono telefonare, chattare, gaurdare che tempo farà domani.. e soprattutto cosa piu’ importante di tutte loro possono andare sulla tabella delle notifiche di Facebook e sapere se qualcuno ha clickato mi piace. Certo ammetto che un po’ ti voglio bene anche io perchè possiedi anche qualità.. sei in grado di far studiare anche il Talmud, programmare l’orario di preghiera e gaurdare se c’è un mikve o un bet hakeneset nelle vicinanze e addirittua hai l’applicazione di cercare Minian se c’è in zona. Sei in grado di dirci che treno prenderemo o perderemo.. eppure.. non ti offendere ma mi stai fortemente antipatico. Vorrei che la gente smettesse di guardarti con quel fascino ogni minuto quando si passeggia fuori, si è al supermercato o in coda dal medico.. vorrei che la gente smettesse di guardare te per parlare con me. Non per dire, ma se vogliamo dire la verità sarei arrivata prima io!! In ogni caso caro i-phone, android o simili so che la mia lotta contro di te è già persa in partenza.. però per lo meno io ho una batteria che dura di piu’!

E poi arriva il venerdì.. e grazie al Cielo al tramonto tu vieni messo a tacere e per 24 ore la tua presenza non c’è più. Ora io sono di nuovo al centro dell’attenzione.. ah che bello lo shabbat…

p.s. ogni riferimento a persone è puramente casuale ;)

La visita alla puerpera

Questo l’ho letto su un blog di  un’amica che a sua volta l’ha copiato da una ragazza su FB e siccome ho partorito da due mesi ho riso un sacco, per cui non potevo non copiarlo!!

 Ci sono due tipi di visitatori che si presentano a casa della puerpera – Vengo a farti una visita.

In realtà ce n’è molti più di due di tipi, ma questi sono i più notevoli, ovvero la summa dei comportamenti abissalmente sbagliati e magnificamente corretti da adottare in simile circostanza.

 

Il primo tipo è quello del Visitatore Molesto. Il VM riesce a fare tutte queste cose e anche di peggio, con un po’ di concentrazione:

 

  • Arriva a casa senza preavviso, e alle ore più improbabili, tipo le 13 – “Mica stavi mangiando??” o le 21 – “Scusa, è un po’ tardi, ho finito adesso al lavoro
  • Viene portandosi dietro il figlio cinquenne, che per tutta la durata della visita tenta più e più volte di sopprimere il neonato  lanciandogli biscottini e infilandogli dita nella pancia, nella fontanella, negli occhi. Poi, a un certo punto, il bambino si illumina e chiede alla propria madre: “Mamma, posso prenderlo in braccio?”  La VM lo guarda rapita e, ignorando la presenza della puerpera,  gli risponde di slancio: “Ma certo, amore!”. In questi casi la puerpera si impone, e spesso il siparietto si chiude con un incidente diplomatico, sgradevole ma necessario ai fini della sopravvivenza del neonato.
  • Porta un regalo. E’ un giocattolo di plastica con cinque lucine intermittenti e quindici diverse melodie. Mentre la puerpera medita la rimozione forzata delle batterie, VM proclama trionfante che il giocattolo funziona a energia solare e si autoricarica se piazzato davanti alla finestra: “Praticamente non si spegne mai!”
  • Alla proposta della puerpera “Faccio un caffè?” VM risponde “Io se possibile un tè, grazie, e con una fettina di limone se ce l’hai”
  • Si avvicina al neonato di pochi giorni facendo smorfie ridicole, e strilla di gioia perché “Mi ha sorriso, guarda!” La puerpera lo osserva perplessa (un neonato che sorride a tre settimane?) ma glissa. Il VM, nel frattempo, mantiene una distanza di dieci centimetri dalla faccia del piccolo, ignaro di qualsiasi regola igienica e di profilassi antibatterica.
  • Mentre rimane alla stessa distanza, squilla il cellulare. Il VM lo estrae dalla tasca mentre una fragorosa suoneria trapana le orecchie dei presenti, e rimane abulico a osservare numero e nome del chiamante, per qualche secondo,  lasciando la suoneria a fare il suo dovere  a pochi centimetri di distanza dal neonato.
  • A questo punto il neonato piange. VM commenta: “Eh, ma quanto piange ‘sto bambino!”.
  • Dopo qualche secondo di osservazione, sentenzia: “Certo che piange: non lo sai tenere!” E se lo prende in braccio,  mettendo in scena una dimostrazione a beneficio della puerpera, che se è primipara vacilla sotto il peso di monumentali insicurezze, se invece ha esperienza osserva placida, e finisce per notare una similitudine tra VM e Chef Tony e i suoi coltelli, ma tace.
  • Nota a margine: in alcuni casi, il neonato irriconoscente a questo punto, effettivamente, cessa di piangere. La puerpera incassa, registra il tradimento e pianifica vendetta da consumare in futuro (tipo il giorno che  il figlio porterà la prima volta a casa la fidanzata).
  • La visita dure due o tre ore, durante le quali VM parla incessantemente dei propri problemi in famiglia/al lavoro. Non si cura degli sbadigli della puerpera, se non al decimo, quando lo sottolinea con un: “Ma che sonno hai!!”
  • Quando la puerpera si appresta ad allattare, tira fuori una serie di dogmi sull’allattamento che, come appare evidente, la puerpera ignora del tutto.  “Ma stai bevendo almeno un litro di latte al giorno? Non è che mi mangi il cavolfiore, eh? E la birra, mi raccomando, che fa latte!” e altre varie oscenità, per poi concludere: “E’ per quello che poi ha mal di pancia, sai?
  • A un certo punto si alza e dice che gli dispiace ma deve proprio andare. La puerpera dissimula un sollievo profondo, presto vanificato dalla frase “Ma torno presto, se ti fa piacere!”
  • Sul pianerottolo, in attesa dell’ascensore, si volta per l’ultima volta e conclude: “Riposati eh? Che ti vedo parecchio stanca. Se vai avanti così poi ti finisce il latte”.

 

NB: ciascuno dei punti qui sopra sono frutto dell’esperienzadiretta, ovvero io sono stata omaggiata da gente simile negli anni, per fortuna distribuita su tre figli.

 

 

Contro il VM, esiste la specie del  V Perfetto. Se siete in procinto di far visita a una puerpera, segnatevi qualcuno dei punti qui sotto.

 

  • VP arriva il giorno definito, comunicato con quarantott’ore di anticipo, all’orario concordato con la puerpera.
  • Si presenta con qualcosa da mangiare. Se la puerpera possiede già uno o più figli, si presenta con qualcosa da mangiare che piaccia anche ai bambini. Se poi ha una confidenza estrema, si presenta con qualcosa che piaccia a tutti e che possa sostituirsi a un pasto (tipo una teglia di lasagne). La puerpera accoglierà il pacco con gli occhi lucidi e includerà VP nel testamento.
  • Appena entrato in casa, VP esclamerà “Stai benissimo, come non avessi avuto un bambino!”  Questo punto è di importanza vitale, e richiede credibilità completa. In nessun caso ci si può esimere, è tuttavia possibile moderare l’entusiasmo se la puerpera avesse accumulato oltre i trenta chili, e non fosse riuscita a smaltirli dopo il parto.
  • Con lo stesso entusiasmo, esclama che il neonato è “Bello come pochi” e si congratula con la puerpera per aver fatto un tale capolavoro.
  • Alla domanda “Faccio un caffè?” VP risponde “Ci penso io, tu quanto zucchero?
  • Domanda subito “Com’è andato il parto?” e si sorbisce un’ora di racconto nei dettagli, mostrando attenzione e facendo domande, e manifestando grande stima per il coraggio della puerpera, con momenti di esaltazione nei punti critici (scollamento delle membrane, fase espulsiva, applicazione dei punti, calcio in faccia all’ostetrica). Da questo punto sono caritatevolmente esentate le VP in gravidanza.
  • Non, per alcun motivo, racconta del proprio parto. E’ qui per far visita alla puerpera, non per mettersi in bella luce. Al massimo è concesso un “E’ successo anche a me” se finalizzato a tranquillizzare la puerpera.
  • Dopo un po’ tira fuori un pacchetto con, a scelta: una confezione di tre body in cotone biologico autolavabili oppure un tenero e minuscolo pupazzetto di stoffa con un remotissimo campanello interno, creato da designer tedeschi, atossico e lavabile.
  • Dopo venti minuti guarda l’orologio e dice: “Sono stato fin troppo, è ora di andare”. Rinuncia alla dipartita solo su insistente, sincera richiesta della puerpera.
  • Al momento comunque di andare, annuncia: “Sabato ho tre ore libere. Se ti fa piacere vengo, ti organizzi con le poppate così puoi andare a farti un giro/una ceretta/un sushi con tuo marito/ un sonno  contunuo senza sveglia”. La puerpera guarda VP incredula, si commuove, medita di mollare il marito e trasferirsi a casa di VP, a prescindere dal sesso.

se prima eravamo in 2..

… ora siamo in 4!!!! L’11 gennaio è nato il piccolo Orièl (il nome significa “Il Signore è la mia luce). Essere mamma di due splendidi bambini è la cosa più bella del mondo!

A tal proposito ho letto questa cosa e mi sono commossa per cui la trascrivo qui e la dedico a tutte le mamme:

Dialogo tra Hashem e un bambino pronto a nascere…. un bambino stava per nascere a questo mondo e domando a D.o: mi dicono che sto per essere inviato sulla terra, come potro vivere se sono cosi piccolo e indifeso? e D.o rispose: tra la moltitudine di angeli ne ho scelto uno speciale per te, sta aspettandoti e si prendera cura di te…Ma dimmi: qui in cielo non faccio null’altro che cantare, sorridere e cio sufficiente per essere felice? Saro felice sulla terra?? e D.o: IL TUO ANGELO CANTERA E SORRIDERA PER TE OGNI GIORNO ED IN OGNI ISTANTE, TU SARAI L’AMORE DEL TUO ANGELO E SARAI FELICE…Ma io ho sentito dire che sulla terra ci sono anche angeli cattivi, come potro difendermi? IL TUO ANGELO TI PROTEGGERA E DIFENDERA ANCHE A RISCHIO DELLA SUA VITA STESSA…ma io saro sempre triste perche non potro piu parlarti e vederti?! IL TUO ANGELO SEMPRE TI PARLERA DI ME E TI INSEGNERA IL MODO PER ESSERE VICINO A ME, ED IO SARO SEMPRE LI DENTRO DI TE..oh D.o ho paura….dimmi per favore come si chiama il mio angelo??? E D.o rispose…..chiamerai il tuo angelo……MAMMA!!!!

 

Latkes o levivot

Manca pochissimo a Channukà! La festa comincia domani sera e cosa c’è di meglio che cucinare e mangiare le buonissime levivot di patate? (chiamate anche latkes). Ecco la ricetta che uso io e anche la mia personale interpretazione di levivot alle batate.. cosa sono le batate? un tipo di patata che si trova in Israele ma cercandola bene anche in Italia. E’ buonissima!! E’ arancione dentro e rugosa arancione scuro/grigio fuori..

Ingredienti:

675 gr di patate o batate
2 cipolle
1 cucchiaino di lievito
1/2 cucchiaio di zucchero
2 uova
sale q.b.
pan grattato
olio per friggere

Pelate le patate o le batate e gratugiatele con la gratugia grossa o media. Lasciatele nello scolino che perdano tutta l’acqua. Gratugiate le cipolle e aggiungetele alle patate con il lievito e il pan grattato. Aggiungete poi le uova, lo zucchero e il sale e mischiateli. Prendete un po’ con un cucchiaio e mettete a friggere, devono venire schiacciati e belli dorati. Da friggere in padella e non friggitrice!!

Challot

Ho deciso che comincerò a scrivere un po’ di ricette sul mio blog, vista la mia passione per la cucina. Cominciamo con le challot, visto che molti mi chiedono questa ricetta. Le challot sono il pane che si mangia a shabbat e che le donne ebree prepararano da sempre, ma si usano di solito anche durante le festività, i matrimoni.. e sono deliziose credetemi!!

Questa ricetta me l’ha passata mia mamma, che a sua volta l’ha presa da un’amica che l’avrà presa da qualcuno.. insomma si è tramandata, ma penso che con il tempo le dosi e i tempi sono cambiati per cui posso definirla la mia ricetta, o per lo meno la ricetta che uso io!
Ecco gli Ingredienti:

1 kg di farina
1 cubetto di lievito di birra fresco
1 ciotolina da macedonia di olio di semi
1 uovo
5 pugni di zucchero
1 pizzico di sale
acqua

Setacciare la farina. Sbriciolare il lievito di birra e ammorbidirlo con l’acqua finchè è liquido (ma non troppa acqua), aggiungerlo alla farina a fontanta, ricoprire con la farna e lasciar riposare 10 minuti.  Aggiungere l’olio si semi, lo zucchero, l’uovo, il sale, e man mano cominciare a impastare aggiungendo acqua. Ora dipende dalle abitudini, io impasto un pochino con l’impastatrice e il resto a mano. Deve venire una pasta bella compatta non troppo appiccicosa. Una volta bella impastata si avvolge in un canovaccio e si lascia riposare finchè non raddoppia (di solito 40 minuti – un’ora). Ora l’impasto è pronto, si divide in 4 e si fanno le forme di trecce, io le faccio a due, ma esistono tanti tipi di forme. Intanto si scalda il forno a 200 gradi, si mette la carta da forno sulla teglia con sopra le challot e con il rosso d’uovo si spennellano le challot pr farle diventare belle dorate. Dopo circa 25 minuti controllate e dovrebbero essere pronte (dipende dai forni.. potrebbe volerci anche mezz’ora). Buon appetito!

la solita minestra

Mia figlia Ruth, quasi 2 anni, nell’ultimo mese e mezzo ha deciso che mangiare non le piace più tanto. Forse sarà il fatto che ha cominciato ad andare al gan (l’asilo nido) dove magari il cibo sarà buono, ma mangiano sempre le solite cose (shnitzel di pollo o pesce, polpette e wurstel accompagnati da riso o cus cus o ptitim una specie di pastina piccolina). Sarà che è una fase.. ma mi sono preoccupata perchè rifiutava anche cibo che le piaceva molto. Nelle ultime due settimane però la situazione è migliorata, ho cercato di cambiare menù, di presentarle sempre un’alternativa che so che le piace, di presentarle il piatto in modo carino. Ma se c’è una cosa che ha smesso di mangiare e che invece noi mangiamo spesso è la minestra, che prima mangiava!! Zuppa di spinaci, di carote, di batate, di porri e patate.. niente da fare e neanche con gli shkedei marak (una specie di piccoli crostini israeliani che credetemi sono la fine del mondo!). La scorsa settimana al gan hanno parlato delle verdure, hannfatto colorare ai bambini un rastrello, una paletta, uno spaventapasseri e poi hanno chiesto ai genitori di portare un tagliere e una verdura da minestra più una da insalata. Io e Ruth abbiamo portato il cetriolo e la patata. Così hanno fatto l’insalata con i bambini e poila minestra. Un giorno sono andata a prendere Ruth e ci hanno dato un bicchiere di plastica pieno di minestra che avevamo fatto con i bambini.. Ruth se l’è mangiata tutta durante la strada di ritorno non ha voluto lasciare un solo pezzettino di carota o patata o batata. E io sconvolta mi sono detta.. non mangia la minestra da un mese e questa se l’è mangiata tutta???

Ieri l’esperimento a casa. Faccio sedere Ruth vicino a me e le dico “prepariamo il marak (la minestra)”. Pelo e taglio le verdure come carote, porri, patate e zucchine e lei le mette nella pentola; il “gioco” è durato un 10 minuti e Ruth era tutta concentrata a mettere i pezzettini dentro alla pentola. Poi abbiamo aggiunto acqua, sale e coriandolo fresco e l’ho messa a bollire. La sera a cena dico “andiamo a mangiare la minestra di Ruth”, lei si siede tutta curiosa a tavola e comincia a mangiarla.. ci avevo buttato anche la pastina per renderla più invitante.. e ha funzionato!!! Ruth ne ha voluta solo metà, ma rispetto al rifiuto totale è stato un successo..

Quando si dice che è sempre la solita minestra…

blog nuovo!!!

Cari amici,

ecco il mio primo post di questo nuovo blog… bhe in realtà non è proprio nuovo, semplicemente abbiamo spostato tutto su questo sito, data l’imminente chiusura di splinder. Voglio ringraziare mio marito Edo per avermi informato e per essersi preoccupato di come rimediare. Mi sarebbe dispiaciuto chiudere così il blog, nato nel 2004.. certo non posso dire che ultimamente io scriva molto, ma ho intenzione di continuare. Siccome le cose nuove danno una nuova spinta mi impegnerò a venire ogni tanto in questa mia casa a scrivere, aggiornare e rispondere ai commenti.
Per lo meno farò di tutto per farlo, anche se mi perdonerete se dopo il parto mi assenterò di sicuro per un po’.. questa volta aspettiamo il secondo figlio/a per gennaio, un mese dopo che per Ruth, anche se poi in realtà in data ebraica dovrebbero essere molto vicini! Per ora è tutto, spero che tornerete a seguirmi!

asili nido in Israele

Non scrivo più nel mio blog da una vita..ma d'altronde io scrivo solo quando ho l'ispirazione giusta.

Mia figlia BH ha 1 anno e 8 mesi (quasi 9) e abbiamo pensato che fosse l'ora di mandarla all'asilo nido. So che sull'argomento ci sono diverse opinioni, c'è chi è contrario e chi è favorevole.. ho avuto l'opportunità di lavorare in due nidi diversi per 6 anni e per cui posso dire che sono convinta dell'idea che l'asilo nido sia un'esperienza costruttiva e bella per un bambino. Vedendo anche mia figlia mi rendo conto che ha bisogno di nuovi stimoli che ora come ora a casa non può avere; ha bisogno di imparare ad interagire con altri bambini, ovviamente tutto in un ambiente sano e familiare.
Così qualche mese fa è partita la mia ricerca degli asili nido ben consapevole che non sono proprio come in Italia.. si insomma diciamocelo, la cultura è molto diversa.. dal punto di vista igenico, nei nidi non si cambiano le scarpine ai bambini, non si porta l'asciugamano o la bavaglia.. è tutto molto più spartano; dal punto di vista alimentare ovviamente è diverso: non si mangia frutta e biscotti alla mattina, ma pane e formaggio, hummus e uova.. insomma ben consapevole di queste cose, sapendo anche che mia figlia è israeliana e come tale crescerà, ho cercato un posto che mi piacesse. Alla fine ho trovato un nido che mi sembrava molto carino, con ampi spazi e la prospettiva della direttrice che seguivano il metodo di Reggio Emilia, uno dei metodi educativi migliori al mondo. Dopo mesi era arrivato finalmente il momento dell'inizio.. il primo settembre era alle porte e devo dire che mi sentivo emozionata e pronta.. così il primo settembre ho portato Ruth con il suo zainetto verso il suo nido e in quei 10 minuti di strada ho pensato a quando ero tornata dall'ospedale con lei appena nata e a tutti i momenti passati insieme.. insomma non è facile per una mamma staccarsi dal proprio pulcino! D'altronde prima o poi bisogna farlo e ogni mamma secondo il suo istinto sa quando è il momento giusto, se lo deve sentire dentro ed essere ben convinta per poter affrontare il tutto con tranquillità, senza trasmettere troppe ansie al figlio, pur sapendo che non sarà facile per entrambi. E qui arriva lo shock.. arrivo al nido con questi pensieri nella mente e mi ritrovo in una stanza piena di giochi e piena di bambini con mamme.. e comincio a contare.. uno, due.. e perdo il conto. E mi dico.. no non può essere che tutti questi bambini siano inseriti insieme contemporaneamente. Quando entriamo la ganenet (l'educatrice) ci dice: come si chiama la bambina? Ruth rispondo io. fa un sorriso, le appiccica addosso un'etichetta colorata con su scritto "benvenuta al nido". E così nella confusione generale che diventa sempre più confusa Ruth gioca un po' con i giochi che trova. Io la guardo e rimango allibita a vedere tutti quei bambini nuovi insieme con le mamme. Ovviamente con tutta quella confusione non capisco neanche chi siano le altre educatrici, nessuno mi chiede niente su Ruth, sembra di essere al parco giochi dove ogni mamma fa giocare i proprio bambino. E' assurdo penso.. mi vengono in mente i nostri inserimenti quando arriva il primo giorno un bambino nuovo ed è accolto dall'educatrice.. che chiede alla mamma un po' di informazioni e sta dietro al bambino che gioca, cerca di farsi conoscere e di instaurare un rapporto con il nuovo arrivo e con la mamma. Penso.. va bene vediamo cosa succede. Dopo 3 quarti d'ora di idifferenza totale la ganenet porta la merenda e ognuno si arrangia a darla da mangiare, Ruth neanche è interessata e continua a giocare. Dopo un altro quarto d'ora la ganenet e le sue assistenti dicono di mettersi a sedere tutti in cerchio con le sedie.. i bambini sono tanti (30) e la confusione è al limite, io ho già un mal di testa terribile. Ruth non vuole sedersi non  è interessata, per lei è come essere al parchetto. In quella confusione la ganenet canta una canzone con un pupazzo, nell'indifferenza dei bambini che piangono o giocano o lanciano i giocattoli. La ganenet dice che domani ci sarà il distacco. Si va in giardino e i bambini giocano. A quel punto vado dalla ganenet e le chiedo se posso parlarle.. e le dico: scusami ma non ho capito bene, vorresti dirmi che domani 20 e più bambini contemporaneamente dovranno salutare la mamma? non conoscono neanche le educatrici e con quella confusione come pensate di gestire tutti questi bambini che piangono? e mi risponde: ci arrangiamo. Allora le dico, scusami io vengo dall'Italia, so che tante cose culturalmente sono diverse, ma ora ti dico come funziona da noi: ogni settimana arrivano 1 o 2 bambini nuovi che in un ambiente sereno e tranquillo cominciano l'inserimento seguiti dalla ganenet. Ah mi dice qui non è così. Torno molto perplessa a casa e già per la strada mi dico. NO. Non è possibile.. questa non è educazione, questa non è una cosa buona, è un trauma. Mollare lì bambini come pacchi non è il sistema giusto. Ogni bambino è un'anima, è diverso e ha bisogno di calore, ha bisogno di essere seguito, ha bisogno di abituarsi poco alla volta a quel cambiamento radicale.. fino al giorno prima Ruth era a casa con me da quando è nata e ora dovrei lasciarla in un ambiente dove non sarà neanche considerata, perchè ci sono troppi bambini nuovi tutti insieme e sarà lasciata lì da sola? Mi sfogo con Edo raccontandogli quello che ho visto. Gli dico che io nostra figlia così non la voglio lasciare e lui condivide la mia opinione. La mattina dopo andiamo al nido con l'idea di parlare con direttrice, ma abbiamo comuinque deciso che non la inseriremo, almeno non subito. E mentre Edo è nella classe con Ruth che gioca io aspetto in coda per parlare con la direttrice e solo dopo entrerò a vedere e vedrò lo spettacolo educativo peggiore della mia vita.. un cumulo di bambini (rendo bene l'idea?) seduti intorno a un tavolo con il ciuccio, alcuni piangono, altri strillano, altri per terra vicino alla porta. Senza nessuna consolazione, senza nessun contenimento, lasciati lì da soli a chiedersi cosa hanno fatto di male perchè i genitori li hanno piazzati lì in un ambiente che non conoscono senza un adulto che possa aiutarli a superare questo momento di distacco. e dall'altra parte altri bambini piangenti e la ganenet lì con un pupazzo che canta la solita canzone che non frega niente a nessuno.. sono allibita, talmente tanto che per me questa è pura violenza. Mi dico.. non è possibile.. ricordo la dedizione che io e le mie colleghe mettevamo nell'assicurarci che ogni bambino potesse inserirsi in tranquillità.. mica mi mi sconvolgo perchè i bambini piangono e strillano, questo è normale. Mi sconvolgo che vengano lasciati lì soli tutti in massa, mi sconvolgo perchè questa non è educazione, ma diseducazione. Questi poverini si porteranno il trauma addosso per la vita. Dov'è l'affetto, il calore, dov'è il contenimento? dov'è l'attenzione per ogni singolo bambino? dov'è l'attenzione per ogni singolo genitore, anche quella conta! Io ho consolato diverse mamme,le ho rassicurate.. anche questo conta! l'inserimento a volte è più per la mamma che per i bambini. Parlo con la direttrice e le dico che sono sotto shok e io e Edo le chiediamo se condivide questo metodo, che per me è veramente criminale. Lei ci dà ragione, ma dice sono i genitori a volere questo. Troppo sconvolta portiamo Ruth a casa, perché non voglio neanche che veda queste scene che potrebbero rimanerle in testa. E così passo due giorni in cui non dormo la notte per il colpo che ho ricevuto su tutte le mie aspettative.. delusa, amareggiata e anche arrabbiata mi dico: è questa l'educazione in Israele? non posso pensarlo. Così mi convinco che c'è di meglio.. e comincio ad andare a vedere un nido dietro l'altro, sperando di vedere qualcosa di meglio. E fortunatamente trovo di molto meglio. Posti più piccoli dove i bambini sono più seguiti, dove si respira un'aria di serenità; posti dove l'attenzione viene dedicata a ogni bambino, dove al momento del distacco il bambino viene preso in braccio se piange, consolato, distratto. E già vedere tutto questo mi toglie un peso dal cuore..come dire.. c'è qualcosa di buono. C'è ancora l'educazione come si deve, anche se magari più spartana ok. Così abbiamo trovato BH un nuovo posto per Ruth.. un posto piccolino dove ci è sembrato che Ruth possa sentirsi a suo agio, in tranquillità, dove possa inserirsi poco alla volta, circondata da affetto e attenzione. Comincerà l'inserimento tra qualche settimana e non mi resta che sperare di non avere altre grandi sorprese…

Sta arrivando Channukà..

Mancano pochi giorni a Channukà 5771.
Io e Ruth cominciamo ad ascoltare spesso il cd con tutte le canzoni e devo dire che mi tornano in mente un sacco di ricordi, perchè Channukà è una festa molto speciale per me.. quando sento Sevivon Sov Sov Sov oltre a ricordarmi di quando ero bambina io, mi vengono in mente tanti bambini al nido che ballano con me. Mi vengono in mente tutte le feste organizzate e addobbate. Quando sento Ner lì ner lì mi vengono in mente i bambini con le manine in alto per simulare la candelina. E poi la festa di Channukà organizzata qualche anno fa per il tempio di Milano che era stata un vero successo.. e mi ero divertita un sacco con Edo e con le mie amiche più care ad organizzarla.
Qualche anno fa poi uno dei Channukà più belli passato a Gerusalemme.. quante cose avevamo visto io e Edo, mi ero innamorata dell'atmosfera magica che si respirava in questa festa qui in Israele.. con spettacoli per la strada, fuochi d'artificio e tantissime sufganiot. Di sicuro però il Channukà più bello è stato due anni fa, la sera del mio matrimonio.. che bello accendere la chanukià vestita da sposa con tutti gli invitati che la accendevano al loro tavolo e il nostro piccolo sevivon messo nella bomboniera.. e poi ogni sera di Channukà era stata stupenda con le nostre 7 berachot e avevamo acceso le ultime candeline a New York, dove mi ero stupita a vedere channukiot accese ovunque. L'anno scorso ho acceso la Channukià all'Ulpan e avevo un pancione così grosso.. e quest'anno ora sta per arrivare questa bellissima festa e finalmente potrò festeggiarla con mia figlia.. il mio dono più prezioso al mondo. Così oggi mi sono un po' emozionata quando siamo andate al tapià (il tempo per le famiglie qui) e la morà ci ha dato i sevivon e Ruth l'ha preso entusiasta.. e la prossima settimana ci ha detto che si faranno insieme ai bambini i latkes, o come li chiamano qui, i levivot. Qui le bancarelle sono piene di sufganiot (i bomboloni) di tutti i gusti già da un po'.. certo ammetto che con questo caldo mi è difficile pensare che sia già ora di Channukà.
E così tra poco cominceremo ad accendere i lumi e Ruth vedrà per la prima volta il miracolo che rappresenta questa festa.. spero tanto che i lumi di Channukà possano portare tanta luce interiore nel buio che spesso ci ritroviamo ad affrontare.. io due anni fa quando ho acceso i lumi ho veramente acceso la mia vita e ora questa luce me la proto ancora dentro e non vedo l'ora di poterla dividere con mia figlia e mio marito tra pochi giorni..
chag sameach a tutti e godetevi questa festa speciale!!